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intervista a Carmine F!ORE

Secondo lei cosa rende magica la fotografia e cosa rappresenta per lei?
La fotografia è un linguaggio come lo è la pittura e la scultura e tuttavia è un linguaggio che non parla propriamente attraverso di noi. Parla il linguaggio delle cose, parla attraverso le cose in maniera indiretta e mediata dallo strumento fotografico e dal nostro pensiero, ma al tempo stesso parla più velocemente.

dubbi al confino Secondo lei cosa rende magica la fotografia e cosa rappresenta per lei?
La fotografia è un linguaggio come lo è la pittura e la scultura e tuttavia è un linguaggio che non parla propriamente attraverso di noi. Parla il linguaggio delle cose, parla attraverso le cose in maniera indiretta e mediata dallo strumento fotografico e dal nostro pensiero, ma al tempo stesso parla più velocemente.
E questo può essere un demerito rispetto alle tecniche figurative come pure un vantaggio.
Ho iniziato la mia carriera durante l'adolescenza e vivevo la fotografia come uno spazio fondamentale da cui partire per costruire  e sognare un futuro, nel settore naturalmente. Essa è per me linguaggio e strumento importantissimo per comunicare pensieri ed emozioni. E benché il desiderio di questa comunicazione sia alla base del mio lavoro, ciò che viene esaltato è la realtà: la mia fotografia è un vero e proprio tributo alla realtà.

Ed è la realtà ad ispirarle un certo soggetto ed un certo tema per le sue fotografie o piuttosto mira, attraverso ciò che fotografa, ad esprimere pensieri?
La vera fonte di ispirazione non può che essere la realtà, ma non la realtà particolare: è l'intera mia esperienza di vita dalla quale si sviluppano, come per tutti credo, pensieri ed emozioni. Ed è da qui che parto. Ogni mio progetto espositivo si sviluppa da una qualche idea, che può essere drammatica come ironica.
Lo chiamerei "il gioco della fotografia": ogni soggetto che scelgo diventa metafora, diventa segno che significa e che si accosta simmetrico al mio pensiero come ad una data emozione.

E veniamo, dunque, all'evento 'Spiagge (Dubbi al confino)': le spiagge di Capri cosa le suggeriscono e qual è in questo caso il messaggio universale che demanda a queste sole?
Nella precedente mostra 'La spiaggia (piove)' ho voluto presentarmi al pubblico attraverso l'Isola che mi ha dato natale e che mi ha cresciuto, ma che pure in un certo senso abita in me, con tutte le sue sfaccettature. In questa mostra non ho sentito l'esigenza di prendere ad esempio Capri quale luogo di estraniazione, e infatti compaiono anche spiagge di altri luoghi. Se proprio si vuole vedere in Capri un modello dirò allora che si tratta anch'esso, insieme alle altre spiagge fotografate, di un 'non-luogo'. Ossia, per la definizione che se ne può dare, un luogo come sospeso, in cui spesso la percezione di sé è più sottile e dove ciò che ti circonda ti sovrasta, lasciandoti inerte e in compagnia di pensieri vaghi, che si rincorrono e non si realizzano propriamente in azioni. In questa mostra la spiaggia è vista come una zona limite, dalla quale e verso la quale si concentrano pensieri dubbiosi su ciò che siamo e cosa ci riserverà il futuro; pensieri che non hanno tempo né risposta. Pensieri in virtù dei quali il nostro essere uomini è in bilico e come fuori luogo di fronte a ciò che ci circonda e che sembra essere più "certo e presente" di noi. E possono essere onde anomale, gabbiani famelici ed enormi, tracce di vita amniotica sulla sabbia, impronte dimenticate ...a suggerirci di cercare ancora e ancora i segni e le tracce che possano darci la dimensione esatta del nostro esistere.

Secondo lei qual è il futuro della fotografia nell'era digitale?
Un futuro già in atto, e per fortuna la fotografia continua a vivere così come continuano a nascere nuovi artisti in questo ed altri settori. Nel mio piccolo ho capito l'importanza della fotografia come mezzo di comunicazione e di 'testimonianza storica',  personale o collettiva che sia; e credo di potere affermare che per quanto banale sia - o si voglia intendere - l'approccio ad una macchina che fa per te ciò che le tue mani non riescono a fare, la fotografia-vecchio stile si deve poter continuare ad apprezzare per quell'invenzione umana meravigliosa e insostituibile qual è. Oltre questo, naturalmente, si deve pur apprezzare lo sviluppo in digitale, che consente di migliorare e sviluppare in senso artistico la realtà osservata e riprodotta,