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La Conchiglia

Capri è un’isola soprattutto “vista”
o sognata attraverso
le sue innumerevoli
rappresentazioni
fotografiche,
pittoriche e letterarie.



Le prime fotografie dell’ISOLA risalgono al 1862 circa, e in poche decine di anni, fino al 1900, moltissimi fotografi professionisti e dilettanti riprendono l’ambiente isolano creando stili, percorsi  e  modelli.
Le foto di Carmine Fiore sono anch’esse isole che rappresentano questa terra con le sue straordinarie ed uniche emergenze naturali e con la sua affascinante storia.
Carmine è cosciente della forza, a volte distruttrice, delle icone capresi, sa che Capri non si può guardare con occhi vergini, conosce i trabocchetti che l’Isola tende all’ignaro fotografo che, catturato dall’incredibile varietà di occasioni offerte, incorre spesso in inaspettate banalità, in clamorosi dejà vu, in rappresentazioni fastidiosamente intimistiche.
Il fotografo avveduto, invece, conosce i pericoli di questi posti iper-rappresentati, raccontati e visitati in tutti i loro aspetti, da sempre.
Fiore riesce a domare quest’isola - mostro, a dialogare con l’anima più nascosta di questa terra che si manifesta solo a chi è introdotto alla religione-Capri: una religione che presuppone una conoscenza attenta dei “testi sacri”, un’osservanza puntuale dei riti, una vocazione al sacrificio, una fede che come tutte le fedi è irrazionale e cieca.
Come tutte le religioni non può essere semplicemente spiegata, ma prima di tutto sentita, avvertita in tutta la sua forza quanto più si è svuotati della propria personalità.
Solo a queste condizioni, non certo facili ed agevoli, si può fotografare Capri, o meglio si puo fotografare se stessi.

 

recensione di ED. La Conchiglia - Capri